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Il progetto edile sostenibile alla scala intermedia, ideazione di un quartiere di edilizia residenziale privata a Pirri

La casa è il bene materiale più importante, e nella maggior parte dei casi ci accompagna per tutta una vita.   

Ideare un'abitazione  un intero quartiere nel segno della sostenibilità energetica, ambientale, sociale ed economica, è un impegno che il progettista oggi sa di dover assumere non più nei soli confronti del cliente, ormai anche per espressa previsione legislativa, ma anche nei confronti del mondo intero.   Sia che si abbia piena coscienza dei continui cambiamenti climatici del nostro pianeta, sia che ci si dimostri scettici o indifferenti rispetto ad essi (anche solo della responsabilità umana nel loro verificarsi), non può che riconoscersi/ si deve ammettere che progettare la sostenibilità delle nostre case contribuisce a migliorare la vita di chi vi abita.  E questo di per sè è già un buon motivo per impegnarsi nel rinnovamento della prassi del progetto edile.

Le linee guida del progetto

Nella lingua inglese, per indicare il quartiere si utilizza per lo più la parola  “neighbourhood” che ha come radice la parola “vicinato”(neighbour). In questa lingua, dunque, diversamente da quella italiana, si coglie con immediatezza la concretezza del quartiere in cui protagonisti sono gli abitanti, con le loro relazioni sociali ed usi ambientali. In quest'ottica, la scala del quartiere, intermedia tra quella piccola del singolo edificio e quella grande dell’organismo città nel suo complesso, diventa il luogo in cui vengono messe alla prova le grandi trasformazioni urbane future, le strategie di sviluppo e di recupero, i nuovi modelli sociali, le inefficienze e carenze dei servizi alla collettività. E’ nel quartiere che si misura la partecipazione sociale, si realizza il senso di appartenenza dei suoi abitanti e si forma una coscienza urbana; è nel quartiere che gli abitanti  valutano concretamente la bontà delle scelte politiche dell’amministrazione pubblica.

La corretta progettazione di un ingranaggio così importante del meccanismo urbano può dunque dare slancio a tutto il sistema di cui fa parte, così come, all’opposto, errori di valutazione grossolani nella sua ideazione, possono ripercuotersi in modo irreversibile sulla vasta scala. Il  progetto  potrà, pertanto, avere un  ruolo  positivo  e  fondamentale  in  queste  dinamiche solo attraverso una profonda comprensione delle caratteristiche strutturali (storiche, morfologiche, architettoniche, economiche e funzionali) del sito prescelto per la sua realizzazione, quali:

  1. La storia del luogo, le dinamiche sociali e la sensibilità collettiva degli abitanti;
  2. La tipologia architettonica e i caratteri distributivi degli spazi abitati;
  3. Le peculiarità ambientali, microclimatiche e topologiche;
  4. La vocazione economica e le funzioni specifiche dell’area in rapporto alla città;

E’ opportuno, inoltre, distinguere due differenti entità nella progettazione del quartiere:

  • Lo spazio edificato (ad uso residenziale e non ad uso residenziale);
  • Lo spazio non edificato (verde di quartiere e infrastrutture)

Ognuno  dei  primi quattro  sottosistemi  merita  un discorso a  parte,  ma  tutti  sono  fondamentali  per  l’equilibrio dell’insieme. I tipi di intervento si differenziano a seconda delle differenti scale:

A livello di quartiere le linee guida sono:

‐     Miglioramento della qualità della vita, grazie ad un’urbanizzazione rispettosa del suolo sui cui sorge, che delimiti la superficie utile abitabile su cinque livelli fuori terra degli edifici, senza eccedere da tale soglia;

‐     Organizzazione dello spazio pubblico per il gioco, piste ciclabili, spazi pedonali e  verde;

‐    Promozione delle diverse funzioni del quartiere, delle differenti tipologie residenziali e di popolazione (anziani, giovani coppie sposate, studenti universitari, bambini);

‐     Integrazione tra gli spazi urbani pubblici e l’edilizia privata, favorendo l’accessibilità ai servizi e proponendo strategie di mobilità sostenibile

‐     Ottimizzazione della gestione delle risorse come acqua ed energia, suolo e materiali negli spazi collettivi non costruiti e nella rete di infrastrutture

‐     Minimizzazione dell’inquinamento acustico e luminoso notturno, 

‐     Individuazione di procedure di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti urbani

‐     Cura per la salute e la sicurezza degli abitanti

A livello edilizio:

‐     Miglioramento della qualità architettonica dell’edilizia pubblica e privata 

‐     Corretta disposizione in pianta degli ambienti

‐     Sfruttamento passivo degli apporti solari nel periodo invernale

‐     Progettazione di sistemi di schermatura e di controllo della radiazione solare per il periodo estivo

‐     Sfruttamento passivo di sistemi di ventilazione naturale

‐     Miglioramento del comfort interno e, in particolare, del benessere termoigrometrico, 

‐     Attenzione al risparmio e all’efficienza energetica degli edifici

‐     Utilizzo proficuo delle risorse a disposizione (acqua e fonti di energia rinnovabile) 

‐     Riduzione dei costi connessi alla manutenzione e all’esercizio degli impianti 

La sostenibilità di un intervento nasce da questi e da molteplici altri fattori. Bisogna però precisare che una progettazione “sostenibile”, sia a livello di edificio che di quartiere, nulla può se non viene seguita da una realizzazione “sostenibile”, ed in seguito da una gestione e dismissione “sostenibile” dell’entità progettata.

Caratteristiche del lotto e vincoli urbanistici

Il lotto, di forma irregolare si affaccia a sud su Via Montecassino, lungo il lato est sul massiccio edificio dell’Istituto Tecnico Industriale Statale “Michele Giua”, ad ovest su costruzioni basse residenziali e a nord dalle attrezzature e dal campo di calcio della società  Polisportiva Jupiter. Una protuberanza settentrionale va poi a riallacciarsi alla via Antioco Zucca.

Il sito è ubicato nei pressi della circonvallazione di Pirri, a poche centinaia di metri dagli ospedali di Cagliari (Microcitemico, Brotzu e Businco). In un raggio di 300 metri si trovano numerose fermate degli autobus (in Via Santa Maria Chiara): tra queste le linee M, 8 e 5 che garantiscono i collegamenti con il capoluogo e con i centri vicini ed hanno frequenza oraria di non più di quindici minuti.  La zona omogenea secondo lo strumento urbanistico vigente è la C1 di espansione residenziale, a poca distanza dal centro storico di Pirri, circondata da zone B e dalla zona G2 (l’ITIS Giua). Ciò che pare subito chiaro è che il lotto urbanistico in esame, di dimensioni notevoli (quasi 4,5 Ha), si trova in una posizione favorevole, sia dal punto di vista morfologico, essendo praticamente pianeggiante, sia dal punto di vista dell’accessibilità. La vicinanza dell’asse Mediano facilita infatti gli spostamenti con automezzi privati: in pochi di  minuti  ci si può spostare  alla  Facoltà  di  Ingegneria    (Piazza d’Armi) e, lungo Via is Mirrionis - Via Cadello, giungere in Via Santa Maria Chiara, a poche centinaia di metri di distanza. Un lotto, dunque,  particolarmente apprezzabile, - alla cui posizione di favore va ad aggiungersi anche un’ampia visuale del Colle di San Michele - ma che è rimasto insolitamente inedificato.

Le scelte di progetto alla scala del quartiere

Il quartiere, nel suo complesso, viene inteso come definizione di un Masterplan più che come progetto architettonico. La definizione architettonica finale, è incidentale, per così dire, e costituisce una delle tante possibilità ottenibile sulla base delle regole fissate. In sostanza, ci si pone di fronte al progetto complessivo con l’occhio di un urbanista attento alle problematiche del risparmio energetico. Le regole enunciate nelle linee guida senza la pretesa di essere esaustive, andrebbero elaborate con rigore scientifico all’interno di un moderno P.U.C., o inserite come “integrazioni per la sostenibilità” all’interno del Regolamento Edilizio esistente, come è avvenuto in altri comuni (Torino, per esempio). Il Piano urbanistico di Cagliari, tuttavia, nella versione vigente, ne è totalmente sprovvisto; si fa cenno in modo generale  ai  criteri  di  risparmio  energetico  nella  progettazione , al  solo  art.66  del  R.E.  che  a  sua  volta  rimanda all’art.27 della L.10/91. Lo strumento urbanistico è, dunque, ormai giunto ad una naturale vetustà da questo punto di vista. 

L’idea è dunque che l’area venga divisa in comparti attuativi affidati a cooperative di abitanti, con una regia della progettazione  unitaria,  nell’intento  di  interpretare  nella maniera  più  organica  e  coerente  possibile l’intervento complessivo in termini di sostenibilità sociale, economica e ambientale. L’intervento dovrebbe rifiutare qualsiasi manipolazione del contesto circostante. Non si vuole ridefinire un brano di città ma costituire un modello finito in sé stesso e insieme un esempio volto a suscitare strategie di emulazione, capaci, se sommate, di migliorare in senso più ampio il contesto socio-economico generale in un’ottica di sostenibilità.

L’orientamento verso la sostenibilità dell’intervento dovrà trovare innanzitutto risposta nei cittadini, sia in quelli facenti parte delle società cooperative, sia in quelli che abitano il quartiere. Bisognerà infatti promuovere un processo che porti al riconoscimento dei vantaggi di una prassi sostenibile nell’attività di progettazione, così da poterne condividere gli obiettivi con le società committenti.

Il fattore potenzialmente dirompente di un’esperienza simile è chiaramente quello di scala, nel momento in cui si potrà contare sulla sua riproducibilità, con evidenti effetti positivi sull’ambiente e della sensibilizzazione culturale della popolazione su questi problemi. 

Per quanto riguarda la cubatura edificata, si cerca senz’altro di sfruttare al massimo i limiti imposti dal P.U.C.  La consapevolezza è che la qualità finale dell’ambiente progettato non è inversamente proporzionale alla quantità dei pieni ideati, ma semmai alla scarsa qualità degli stessi.

L’area destinata a cessione per servizi pubblici viene facilmente individuata nella protuberanza nord del lotto, sia per il fatto che eventuali edifici situati in quest’area avrebbero forti limitazioni prodotte dalla distanza da mantenere con il confine dell’ITIS Giua e con un l’altro lato del lotto che scalettandosi ne riduce velocemente la dimensione trasversale, (restando come isolati dalle dinamiche del resto del quartiere); sia perché la prospicienza con il campo sportivo e il rapporto visuale con il colle di San Michele, rendono a parte del lotto idonea ad interventi da parte del Comune, principalmente in ambito S3 (verde attrezzato di quartiere) ed S4 (parcheggi). In alternativa - vista la scarsa utilità di ulteriori e nuove strutture per l’istruzione - la destinazione a servizi legati allo sport potrebbe essere la più convincente. Quest’area è collegata a via Montecassino da una strada pedonale e vi giunge anche una strada carrabile di progetto; all’estremità nord è raggiunta dalla via Zucca: l’accessibilità è dunque garantita. Sottraendo quest’area, il lotto assume una forma simile ad un trapezio. La prima tentazione per l’organizzazione della viabilità, è stata quella di far proseguire via Camaldoli - che penetra da nord nel lotto e continua su uno sterrato – in un  percorso fino a via Montecassino, in modo da farla diventare l’arteria di principale dalla quale si diramano delle vie secondarie, più o meno ortogonali a questa, a servizio dell’insediamento. La viabilità pedonale è sempre garantita ai margini delle strade e penetra talvolta attraverso i lunghi edifici in linea ideati per dare accesso diretto dalle strade agli spazi di verde del quartiere.

Le unità residenziali, di due dimensioni differenti vengono studiate in modo che tutti i principali ambienti della casa (cucina, soggiorno, camere da letto, studio) siano disposti verso sud, lasciando esclusivamente i locali accessori (bagni e vani scala negli appartamenti duplex) verso il nord. Si può subito notare l’esiguo sviluppo della dimensione trasversale delle unità immobiliari. La misura, 7,6 m (circa 7 metri netti, a seconda dello spessore dei tamponamenti perimetrali che si adottino), è un valore di compromesso tra diverse esigenze. La prima è chiaramente quella di garantire dimensioni accettabili dei locali interni: ipotizzando di trovare, lungo l’asse trasversale degli appartamenti, rispettivamente una camera da letto (3,5 m di lato), un corridoio (1,2 m) ed un bagno (1,8 m) si arriva a 6,5 m. Considerando due tramezzi di divisione tra i vani, restano circa 0,3 m gestibili tra camera da letto e bagno.

7 m, tuttavia, è un’ottima misura anche per un vano unico (un soggiorno, dotato magari di angolo cottura), con unico affaccio verso sud. Sappiamo, infatti, che la qualità della luce naturale diventa insufficiente ad una distanza dalla chiusura trasparente pari a circa 2,5 – 3 volte l’altezza massima del pavimento della chiusura stessa. Superando quindi i 7 m di lato, in un ambiente unico con una finestra verosimilmente alta fino a 2,4 m (in un appartamento con altezza utile di 2,7 m), sarebbe difficile apprezzare a pieno i vantaggi dell’illuminazione naturale – seconda esigenza da bilanciare - essendo costretti a sprecare maggiori quantità di energia elettrica per l’illuminazione artificiale. Il doppio affaccio permette di usufruire nel periodo estivo degli effetti benefici della ventilazione naturale trasversale. Le aperture verso nord sono comunque di modesta dimensione per evitare nocive dispersioni di calore nel periodo invernale. I muri perimetrali su questo fronte dovranno avere migliori caratteristiche dal punto di vista termico (bassa trasmittanza).

Tutti gli edifici in linea sono dotati di ascensore, anche quelli che insistono su tre piani fuori terra , per cui la legge  non  prevede  obbligo  in  tal  senso.  Tale conformazione, insieme al disegno di appartamenti con disimpegni e almeno un bagno visitabili, sono destinati a garantire l’accessibilità degli edifici per le persone diversamente abili o a ridotta capacità motoria. Gli edifici di cinque piani che chiudono a nord il quartiere sono dotati perfino di scivoli per superare il dislivello del piano d’ingresso con la sistemazione esterna che lo strumento urbanistico prevede di almeno 50 cm.

Il fabbisogno energetico dell’edificio in linea verrà, per quanto possibile, assicurato grazie a delle stringhe di moduli fotovoltaici di silicio monocristallino non integrati sulle coperture piane, montati su struttura metallica a cavalletto in modo da ottenere una inclinazione ottimale per la latitudine del sito pari a 30°. La progettazione del sistema fotovoltaico dovrà bilanciare il numero di moduli installati ed il minimo ombreggiamento reciproco possibile tra una stringa e l’altra, ottenendo così la distanza ottima per la massima produzione di energia possibile.

L’edificio in linea si collega al blocco servizi tramite una piattaforma sopraelevata cui si accede attraverso una scala a giorno di uso pubblico, che copre una zona di passaggio verso la grande piazza,  fulcro  della  vita  collettiva  del  quartiere.  Questo  spazio, passando  sotto  i  due  vuoti  del blocco, si estende collegandosi visualmente all’Istituto superiore confinante. Ma la piazza si moltiplica anche sulla piattaforma, a cui si accede direttamente anche dal ristorante su più livelli che può trovare posto nella testata sud dell’edificio dei servizi. Un bar-gelateria può invece localizzarsi sull’altro lato, a chiusura del primo piano dell’edificio in linea. La piazza sopraelevata è parzialmente coperta da un telo innestato su una esile struttura metallica dalle forme organiche, in modo da poter ospitare all’aperto nel periodo estivo i clienti degli esercizi commerciali adiacenti con tavolini e sedute al riparo da eventuali piogge estive e realizzare la necessaria protezione dai raggi solari di giorno.

Il blocco-servizi è un edificio costituito da quattro livelli che chiude l’ampio fronte ideato lungo via Montecassino. La sua esposizione non è certamente ottimale, avendo i fronti lunghi praticamente verso est ed ovest. Per questa ragione è dunque necessario prevedere un sistema di schermature costituito da pannelli posti a distanza di almeno 1 m dalle facciate ampiamente vetrate. Tale sistema (si ipotizzano diverse tonalità di verde) è integrato da fogli fotovoltaici di silicio amorfo. Nonostante la non ottimale radiazione diretta, questi sono in grado di produrre energia grazie alla radiazione solare diffusa, anche se con rendimenti di trasformazione non molto elevati (dell’ordine dell’8 %). Non sono in grado di coprire che una parte del fabbisogno energetico dello stabile.

In pianta l’edificio si organizza lungo l’asse maggiore che serve gli ambienti disposti lateralmente. In copertura  delle  protuberanze  simili  a  vulcani , oltre  a  portare  la  luce  naturale  nel  centro  dell’edificio,  svolgono  il compito di garantire la ventilazione naturale. L’aria verrà prelevata e introdotta di nuovo anche ai piani inferiori grazie a un sistema impiantistico adeguato senza che si debbano necessariamente aprire le vetrate dei locali.

Al piano terra, il blocco è composto da tre grandi locali separati dai tunnel che vanno a diventare parte della piazza antistante. Per quanto concerne il secondo edificio in linea che ospita al piano terra i servizi, i discorsi già fatti per il primo sono  validi, con l’eccezione che questa volta i locali destinati a servizi connessi alla residenza sono rivolti a nord e che sul fronte sud il sistema di lamelle schermanti è ben più imponente perché sono assenti le balconate a sud. Una parte della stecca si sviluppa su quattro livelli, andando a confrontarsi sullo sfondo con gli edifici in linea di 5 piani. In corrispondenza del raccordo tra i due rami dell’edificio si trova un giardino pensile di uso pubblico. Tra le due stecche finora descritte se ne trova una terza che ha caratteri simili a quelle dei due edifici sul fondo a nord. Gli appartamenti sono in questo caso più piccoli, destinabili a coppie appena sposate o affittabili per esempio a studenti. La particolarità di questi stabili è che hanno verso sud un sistema di schermature costituito da tendoni esterni motorizzati che contribuiranno a rendere mutevole il prospetto. La copertura piana è sormontata da una seconda inclinata e retta da una selva di pilastri di piccolo diametro per schermare la prima dalla radiazione solare e di favorirne il raffrescamento per ventilazione naturale. Le coperture saranno dotate di turbine microeoliche per la produzione di energia elettrica a servizio degli appartamenti.

Un discorso a parte meritano le due file di case a schiera . Uno degli elementi  unificanti  del  quartiere  sarà  sicuramente  l’uso di  colori  vivaci  e ottimistici,  prendendo spunto dalle finiture esterne degli edifici preesistenti che lo circondano. Oltre alla produzione di energia da fonti rinnovabili, è necessario pensare a strategie che consentano l’efficienza energetica di questi edifici.

Case a schiera

Il quartiere ospita due file di case  a schiera poste sul lato verso l’Istituto Giua, disposte lungo un asse ruotato di 19° ad est rispetto all’orientamento Est-Ovest.  La casa a schiera tipo (che subisce lievi variazioni nelle posizioni di testata) non è sfalsata rispetto a quelle adiacenti, proprio per evitare l’esposizione a est e ad ovest di una frazione delle pareti perimetrali di spina. Lo sfalsamento delle  case,  avrebbe  certo  dato  variazione  volumetrica all’insieme  a  scapito  però dell’efficienza energetica. La superficie utile abitabile è di circa 93 mq.   Lo sviluppo dell’edificio avviene su due piani più un sottotetto non abitabile. Al piano terra sono previsti un soggiorno, una cucina abitabile, un bagno visitabile preceduto da un antibagno con lavandino che possono essere resi accessibili con facili modifiche (anche con l’eliminazione del tramezzo che li separa) e un locale tecnico dove troveranno posto gli impianti per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria (acs).  Al piano primo trovano posto due stanze doppie, un bagno completo e una terrazza. La scala dà accesso diretto al locale di sgombero coperto a doppia falda asimmetrica.

Come si vede, la distribuzione planimetrica pone tutti gli ambienti di soggiorno, notturno e diurno, all’affaccio sud, lasciando i locali di servizio, con esposizione a nord. La  scelta  ricade  su  un  sistema strutturale  di  acciaio  che  è,  lo  si  riconosce, all’apparenza  contraddittorio nell’ottica di un intervento che fa del raggiungimento della sostenibilità ambientale ed energetica il suo principale scopo.   L’acciaio, infatti, pur non essendo particolarmente conveniente in termini economici, è un materiale che possiede un alto livello di energia incorporato. Allo stesso tempo è però può essere facilmente smontato e riciclato e dunque permette un uso maggiormente sostenibile per l’ambiente rispetto ad esempio al calcestruzzo, che non può essere recuperato affatto. Lo schema strutturale è quello classico “pendolare”, con elementi verticali passanti (colonne) e orizzontali (travi) collegati secondo uno schema a cerniera. La struttura è controventata sul piano verticale da elementi disposti a “Croce di S’Andrea”.

Le travi inflesse sono costituite da profilati della serie IPE, le colonne compresse sono costituite da profilati della serie HEB. I controventi di piano sono costituiti in opera dai solai, anche se ne sono previsti di provvisori in fase di montaggio della struttura. Quelli verticali sono dei pezzi piatti collegati alle colonne di acciaio mediante fazzoletti. Per quanto possibile si è preferito che i collegamenti fossero del tipo “bullonato”, vista la maggiore semplicità di esecuzione da parte degli operai. E’ nostra opinione infatti che una saldatura perfetta richieda la realizzazione in officina, con difficoltà se non impossibilità di trasporto delle membrature già collegate in cantiere.

La relazione tra chiusure verticali e struttura è del tipo S/R, struttura rivestimento. Si utilizza un sistema di assemblaggio a secco che permette l’autonomia tra struttura e involucro. Per i muri perimetrali, una parete costituita da montanti a C di alluminio zincato spaziati di 60 cm e innestati su correnti a U (uno superiore e uno inferiore) determina una ordito su cui verranno collegate meccanicamente delle lastre di gesso rivestito o di cemento (Allegato B Tav. 4). Dopo la stuccatura le lastre verranno intonacate e tinteggiate.  Lo stesso genere di parete si utilizza per le divisioni degli ambienti interni. Questa tipologia di realizzazione, dapprima utilizzata per lo più per costruzioni adibite ad alberghi, uffici, locali per l’istruzione e simili, appare oggi in forte diffusione anche nel campo residenziale. In genere, le lastre di gesso sono costituite da un nucleo centrale costituito da gesso ottenuto da rocce naturali,  rivestito  da  entrambi  i  lati  di  fogli  di  cartone  speciale,  normalmente  ricavato  da  carta  riciclata.  Gli spessori delle lastre sono comunemente di 12,5mm.

La scelta di non ricorrere a divisori realizzati con tecniche tradizionali (ad esempio con giustapposizione di mattoni o blocchi forati), deriva in primo luogo da una coerenza costruttiva, per così dire, nei confronti di un sistema di realizzazione totalmente a secco.

Il pregio delle pareti in lastre di gesso è la versatilità e flessibilità.  Versatilità perché le lastre di gesso di rivestimento possono essere singole due o addirittura tre accoppiate, analogamente l’orditura metallica può essere singola (come nei divisori interni) o doppia, come nei (tamponamenti esterni).

Inoltre,  utilizzando  lastre  di  fibrocemento  per  rivestire  il  muro,  queste  pareti  possono  essere  usate anche negli  ambienti  umidi  e  nei  bagni,  con  opportune  spaziature  dei  montanti  e  collegamenti  delle  lastre all’orditura, sopportando anche urti e sollecitazioni meccaniche notevoli. La resistenza al fuoco che si ottiene con due lastre di gesso di rivestimento, di cui quella esterna di circa 20mm, può arrivare anche a 180 minuti. Ulteriore vantaggio delle pareti di gesso è quello di poter essere facilmente smontate e spostate in caso di ristrutturazioni dell’edificio.

Interponendo tra i montanti dell’orditura metallica dei pannelli isolanti di lana di roccia si ottengono ottime prestazioni di isolamento termico, l’isolamento acustico, buona sicurezza contro l’incendio. I divisori sono costituiti da correnti metallici a U 50/50/50 su cui sono fissati i montanti a C 50/50/50, di larghezza di poco inferiore ai correnti per poter essere facilmente inseriti, spaziati di 60cm. I profili metallici sono zincati a caldo e trattati chimicamente contro la ruggine.  Tra profilo corrente inferiore e pavimento, dovrà essere posizionato un elemento elastico per evitare la trasmissione di rumori di percussione. Tutti i collegamenti avvengono mediante viti anticorrosione o con tasselli ad espansione.

Le lastre di gesso sono fissate all’orditura metallica mediante viti autoperforanti speciali resistenti alla ruggine, con il lato maggiore in direzione parallela ai montanti. I giunti tra le lastre devono essere stuccati per ottenere la continuità estetica e meccanica della parete (uniformità della resistenza a trazione e a taglio), segue la rasatura. Prima della stuccatura però si ricoprono i giunti con un apposito nastro in rete autoadesiva di fibra minerale con una faccia adesiva che ne permette l’applicazione diretta alla superficie cartonata delle lastre, riducendo i tempi di esecuzione. Prima di applicare il manto di pitturazione o un eventuale rivestimento, è opportuno trattare le lastre con una mano isolante di fondo che migliori le caratteristiche delle finiture e ne preservi l’integrità nel tempo. Tale strato è da scegliersi in base alla natura della pittura o del rivestimento di finitura da applicare. In particolare, nel caso delle pareti del bagno e della cucina, dove è previsto un rivestimento ceramico, si adotta un fondo impregnante che penetra in profondità nella lastra di gesso (fino a 3mm) consolidando l’ancoraggio tra il rivestimento in cartone e il nucleo di gesso in presenza di forte umidità e permettendo la traspirazione. L’impianto elettrico si eseguirà facilmente, in quanto le scatole di interruttori, prese ecc… saranno realizzate facilmente eseguendo un buco nelle lastre di gesso, mentre i cavi della corrente, incapsulati in tubi di corrugato autoestinguente, verranno fatti passare in verticale o in orizzontale in fori appositamente predisposti nell’orditura metallica, prima di chiudere la parete con la lastra di rivestimento.

Strategie climatiche passive: Il rapporto S/V dell’edificio è abbastanza contenuto, di 0,73 m¯¹, in modo da limitare la superficie disperdente dell’involucro.  Le superfici trasparenti sono disposte prevalentemente a sud con grandi vetrate (camera da letto, soggiorno) per massimizzare il guadagno termico invernale. Le finestre esposte a nord sono in numero maggiore ma all’isolamento termico e all’assenza di ponti termici.

-     intercettazione dei venti freddi provenienti da nord per mezzo della vegetazione sempreverde;

-    guadagno solare con le superfici vetrate esposte a sud e limitando le perdite a nord con piccole aperture Sul fronte sud dell’edificio possono essere messe a dimora delle essenze caducifoglie come l’acero trilobo (tipicamente sardo),  il  faggio,  il  platano, che nel  periodo  invernale  perdendo  le  foglie  non  impediscano il percorso della radiazione solare verso l’interno dell’edificio;

Le strategie estive sono:

-     minimizzazione dei guadagni solari grazie all’isolamento termico dell’involucro e all’ombreggiatura delle finestre e alle piante;

-     ventilazione trasversale naturale;

-     asportazione dei guadagni solari diurni grazie a una ventilazione naturale notturna ad effetto camino;

-     micro-ventilazione della copertura del sottotetto;

Le schermature sono state pensate per essere in grado di esplicare le loro funzioni al meglio il 21 luglio, quando il sole ha un’altezza minore rispetto al solstizio d’estate ma l’irradianza più elevata. La portafinestra a tre ante del soggiorno è schermata da un sistema di lamelle verticali mobili che possono scorrere su un binario all’esterno della finestra. La finestra della cucina è dotata di veneziane orientabili esterne. La porta finestra di una delle due camere da letto al piano superiore, da cui si accede alla terrazza, è schermata grazie a doghe orizzontali poste parallelamente allo sviluppo del vetro. La finestra dell’altra camera da letto resta in ombra durante le ore più calde del periodo estivo grazie all’aggetto della copertura inclinata. La ventilazione naturale per effetto camino è possibile perché il vano scala prosegue a servire anche il locale di sgombero, configurandosi come una colonna dentro la quale l’aria più calda  può risalire fino a fuoriuscire grazie alla finestra basculante di falda. Quest’ultima è comandata elettricamente ed ha un sensore di pioggia per chiudersi in caso di precipitazioni.

La  ventilazione  per  effetto  camino  deve  avvenire  preferibilmente  di  notte  (la  temperatura  dell’aria  esterna scende). Nei giorni particolarmente caldi questa strategia passiva può non essere sufficiente a garantire il benessere termico degli utenti, per cui deve essere integrata dal sistema di riscaldamento attivo. La strategia di ventilazione notturna non risulta estremamente efficace, nel periodo estivo, perché l’escursione termica giornaliera è in media molto bassa (intorno ai 3°C) e l’umidità relativa in genere elevata. Inoltre, a causa dell’effetto “isola di calore”, l’escursione termica tra la temperatura dell’aria all’’interno dell’edificio e quella esterna è più modesta di quella che sarebbe stato lecito aspettarsi. La ventilazione attraverso l’apertura dei vetri potrebbe poi rivelarsi poco desiderabile nel caso di rumori notturni esterni fastidiosi. Impiegando sistemi puramente passivi la temperatura estiva raggiungerebbe al di là di tutto valori superiori a quelli accettabili secondo il modello adattivo, per gran parte del mese più caldo (agosto).

La copertura è rivestita di un manto di scandole di rame che poggia su elementi di supporto dotati di canali per la ventilazione “sottotegola”. Il calore guadagnato dalla superficie del tetto viene espulso dal colmo per effetto della ventilazione naturale.

Il controllo dell’umidità merita attenzione. Al di sopra di un valore di 12 g/kg, la sensazione di disagio avvertita è indipendente dalla reale temperatura. Inoltre l’umidità relativa deve rimanere tra il 30 e il 70%.

L’indice  di  prestazione  energetica  per  il  riscaldamento  invernale  della  casa  a  schiera  è  pari  a  Epi=6.28 Kwh/m²anno.

Il valore dell’Epi ricavato per la casa a schiera rientra dunque nella classe energetica A+. Oltre alla valutazione dell’indice di fabbisogno energetico per il riscaldamento invernale si è proceduto al calcolo dell’indice del fabbisogno per il riscaldamento dell’acqua per usi igienici sanitari Epacs. Il valore ottenuto è il seguente: 10.18 Kwh/m²anno.

Secondo la normativa si può ricavare l’indice di prestazione energetica globale dell’edificio senza tenere conto dell’Epe, utilizzando la formula: 

Epglobale= Epi+Epacs= 6.28+10.18=16.46 Kwh/m²anno

Conoscendo i valori limite si può posizionare il valore ottenuto nella categoria di appartenenza. Anche in questo caso esso rientra nella classe energetica A + . Per la certificazione energetica è sufficiente il calcolo di questi indici appena descritti. Si è proceduto inoltre al calcolo dell’Epeinvol.

L’Epeinvol calcolato è: Epe=22.38 Kwh/m²anno e rientra nella fascia di qualità prestazionale III.

Gli edifici progettati secondo criteri di risparmio energetico e predisposti per lo sfruttamento di fonti di energia rinnovabili, garantiscono condizioni di comfort migliori per gli abitanti che vi abitano: la migliore tenuta all’aria evita correnti fredde invernali, la resistenza termica degli elementi opachi dell’involucro permette che le superfici interne abbiano una temperatura più alta in inverno e più bassa in estate, i sistemi di ventilazione, naturali o meccanici, garantiscono un continuo ricambio dell’aria.

Gli interventi per la promozione dell’edilizia energeticamente efficiente dovrebbero essere di vario tipo. In primo luogo, si potrebbe investire sulla formazione di tutti gli attori coinvolti nel processo costruttivo, dai progettisti agli imprenditori edili. La formazione del progettista durante il corso di studi non dovrebbe prescindere dalla conoscenza approfondita della fisica degli edifici, per poter padroneggiare adeguatamente i sistemi passivi, e da nozioni di impiantistica e dei sistemi di produzione di energia da fonti alternativa per poter integrare sistemi attivi accanto ai primi. Inoltre la parcella dei progettisti potrebbe essere messa in relazione con la prestazione energetica misurata degli  edifici da  essi  progettati,  adeguando  in  questo  modo  il  compenso  agli  sforzi  indirizzati all’efficienza energetica e al comfort ambientale interno.

In secondo luogo è necessario che venga posta in essere dal legislatore una regolamentazione che faciliti la realizzazione di nuovi edifici a basso consumo energetico, sulla scia dei bonus volumetrici previsti dal D.L. 115/2008 per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Anche per gli edifici di nuova costruzione bisognerebbe riconoscere a livello normativo per esempio che gli elevati spessori di isolante implicano, a parità di ingombro di un edificio costruito con l’attuale standard energetico, una superficie utile minore. Quindi si potrebbero calcolare gli oneri di urbanizzazione sulla base del volume netto dell’abitazione.  E’ necessario mettere in piedi un sistema di certificazione esteso ai singoli prodotti edili ed ai costruttori. In questo modo il mercato potrà iniziare a ricevere prodotti di cui è attestata la qualità, operatori di cui è garantita la professionalità specifica, dando così fiducia ai consumatori ancora immaturi e titubanti di fronte a questo nuovo modo di costruire le case.

Anche se le soluzioni efficienti a breve termine sono più onerose, non si può dimenticare che per tutta la vita utile degli edifici esse offrono notevoli risparmi sulla bolletta energetica, e anzi in taluni casi l’energia prodotta in eccesso rispetto al fabbisogno può essere rivenduta. Ci sono poi gli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili,come quelli istituiti dal Conto Energia per gli impianti fotovoltaici. Spesso per le famiglie che vogliono acquistare la prima casa, un extracosto di anche solo qualche punto percentuale rispetto ad un’abitazione tradizionale può essere un impegno economico notevole in sede di finanziamento iniziale (accensione di un mutuo). Gli istituti di credito dovrebbero lavorare per definire meccanismi che tengano conto degli extracosti necessari per realizzare le case a basso consumo con un corrispondente e graduale incremento di liquidità a disposizione del proprietario. Il  legislatore  dovrebbe  prevedere  degli  strumenti  finanziari  atti  ad  aiutare  le  future  utenze  per  far  fronte all’iniziale aggravio dei costi. 

Il  problema  fondamentale  è  però,  di  mentalità.  Si  tratta  di  prendere coscienza dei preziosi vantaggi che derivano da migliori condizioni di benessere all’interno della propria casa. Solo in questo modo i discorsi relativi al tempo di ritorno dell’investimento in prodotti innovativi diverrebbero meno importanti.  Del resto siamo abituati a comprare dei beni costosi per le nostre case (mobili, elettrodomestici di qualità), ed anche se sicuramente esistono alternative a prezzi inferiori preferiamo i primi senza preoccuparci minimamente del tempo di ritorno di questi investimenti. Siamo, dunque, capaci di riconoscere la qualità intrinseca degli  oggetti  o  dei  servizi che  paghiamo.  Si  tratta  ora  di  riuscire  ad  estendere  questa  mentalità anche all’acquisto di una casa energeticamente efficiente.

Località:

Pirri

Committente:

-

Date:

2009-2010

Tipologia:

Piano attuativo

Progettisti:

Ing. Arch. Carlo Piredda
Ing. Arch. Luca Forteleoni

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